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Evoluzione della Bonifica

Nella seconda metà dell'Ottocento, l’avvento della macchina idrovora consentì di risolvere radicalmente il problema dello scolo delle acque in aree a quote depresse rispetto ai corpi recettori.

Al momento dell’unificazione d’Italia e dell’estensione a tutto il regno dell’uniforme legislazione di ceppo piemontese, la bonifica come settore autonomo, non fu presa in considerazione; ci si limitò a porre a carico dei proprietari i lavori di scolo artificiale e di bonifica dei terreni secondo la disciplina prevista dalla legislazione nei diversi Stati italiani.

Il codice civile nel 1865 dispose che, ad iniziativa dei proprietari interessati alla derivazione ed all’uso di acque o alla bonifica od al prosciugamento dei terreni, potessero essere costituiti “consorzi”.

L’istituzione di tali enti, di natura privatistica, poteva essere ordinata dall’autorità a domanda della maggioranza degli interessati, ed imposta quindi agli altri proprietari in presenza di gravi rischi idraulici. In questo periodo i consorzi, che assunsero svariate forme organizzative e denominazioni diverse, erano dotati di potestà di autogoverno ed erano pressoché autonomi da ingerenze dell’autorità pubblica.

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