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Le dighe

L’irrigazione costituisce una delle attività principali e fondamentali del Consorzio ed in tal senso la realizzazione delle dighe del Molato in Alta Val Tidone e di Mignano in Alta Val d’Arda rappresentano le opere più significative per l’espletamento di questa funzione.

Cenni Storici della Diga di Mignano

diga MignanoL’idea di poter sfruttare razionalmente le acque dell’Arda, anche a scopo industriale, risale alla fine del 1880, ma solo nel 1919 si concretizzava il sogno di un gruppo di proprietari della val d’Arda, guidati dal lungimirante agronomo fiorenzuolano Pasquale Verani.

Diedero vita al Consorzio Irriguo di Val d’Arda, Ente privato, con il compito di realizzare un grandioso complesso di opere, tra le quali la costruzione della diga di Mignano, per la diretta ed unitaria gestione delle acque del Torrente Arda per l’irrigazione di un vasto comprensorio agrario.

Va infatti ricordato che all’inizio del secolo scorso, l’Agro piacentino in generale, e la bassa vallata dell’Arda in particolare, aveva terre di eccellente fertilità, ma scarsamente produttive a causa della siccità per la mancanza di un adeguato sistema irrigatorio d’integrazione alle precipitazioni atmosferiche molto scarse durante i mesi estivi.

Il 9 novembre 1918 veniva pertanto costituito con atto notarile il Comitato dei Promotori della costruzione del serbatoio di Val d’Arda. Ne facevano parte l’On. Avv. Vittorio Cipelli, il Prof. Pasquale Verani, il nob. Giovanni Cavalli-Lucca, il cav. Luigi Verani, il geom. Ermenegildo Concari, il cav. Ermenegildo Dodi, il cav. Raffaele Copelli, Ugo Pogliaga, Attilio Del Re, Arnaldo asella, Arturo Verani, Edoardo Casella.

Con Decreto Reale n. 9168 del 31 ottobre 1919 veniva concessa la derivazione per uso irriguo ed idroelettrico delle acque del Torrente Arda e per la durata di settant’anni.

Il Consiglio di Amministrazione del neonato Consorzio affidò all’Ingegnere milanese Augusto Ballerio l‘incarico per la redazione del progetto esecutivo della diga e degli impianti ad essa connessi.

Molte le difficoltà sia d’ordine tecnico che finanziarie, per gli ostacoli ad ottenere sovvenzioni adeguati alla mole dell’opera.

Per far fronte ad essa, il cui preventivo venne allora stimato in 100 milioni di lire – cifra che spaventava anche i più audaci – i primi consortisti non esitarono a rischiare il proprio patrimonio terriero a garanzia dei prestiti assunti.

Solo nel marzo del 1926 la costruzione della diga di Mignano veniva affidata all’Impresa Ing. Vincenzo Lodigiani.

Il 24 maggio 1934 il Senatore Arrigo Serpieri, nella sua qualità di Ministro Sottosegretario alla Bonifica, inaugurava ufficialmente , assistendo alla prima apertura delle paratoie, la Diga di Mignano con la benedizione del Vescovo di Piacenza Mons. E.Menzani

E’ una struttura a gravità massiccia di tipo triangolare Castigliano, costruita in calcestruzzo ciclopico con blocchi di pietrame annegati, ad andamento arcuato (arco di cerchio con raggio di 500 m) tracimabile nella parte mediana, con una altezza dal fondo di 64 mt ed una altezza dall’alveo di 54 mt.,uno spessore in fondazione di mt.55; il coronamento è lungo 340 mt. con una larghezza di 6 mt e forma un lago che al massimo invaso è lungo quasi 3 km. ed ha una superficie di 810.000 mq circa.

Per corrispondere a qualsiasi evenienza la diga è dotata di dispositivi atti ad ottenere lo svaso completo in breve tempo; detti dispositivi consistono in tre scaricatori (di superficie, intermedio o di fondo)

Ultimata la costruzione della diga, il Consorzio rivolse la propria attenzione alla creazione della rete di distribuzione irrigua, il cui sviluppo attuali si aggira attorno ai 400 km

L’invaso del bacino di Mignano consente di irrigare 14.253 ettari ricadenti nel comprensorio a cui si attribuisce, per un periodo mediamente compreso tra i 70 e gli 80 giorni, una dotazione idrica specifica teorica di circa 0,16 litri/sec. per ettaro.

L’originario invaso del lago, pari a 15,15 milioni di mc di acqua, è stato ridotto di circa 1,7 milioni di mc a partire dal 1969, in conseguenza dell’imposizione, da parte dell’Ufficio del Genio Civile di Piacenza,di un franco di piena di 2 metri al di sotto della quota massima del serbatoio.

La perdita di tale volume di invaso ha quindi, di fatto, ridotto la dotazione idrica specifica di circa il 10%

Si aggiunga, poi, che circa il 20% del volume invasato viene a disperdersi per percolazione, infiltrazione ed evaporazione prima che l’acqua giunga alla bocca di presa dell’agricoltore.

Il sistema di distribuzione delle acque, infatti, è così concepito: l’acqua, raccolta e regolata dalla diga, viene fatta defluire attraverso le valvole di scarico di fondo o di mezzo fondo, nel greto del torrente Arda, e , dopo undici chilometri di percorso, viene nuovamente fermata da una traversa fissa, posta in comune di Castell’Arquato, per essere convogliata in due adduttori principali, uno di destra e l’altro di sinistra, aventi uno sviluppo complessivo di 56 Km.

In questo tratto, le perdite di acqua per evaporazione sono altissime, in quanto il torrente presenta, in mdo accentuato, caratteristiche comuni a tutti i torrenti emiliani.

Il suo percorso tortuoso, infatti, vaga in un ampio letto, con larghezze varianti tra 100 e 500-600 metri, ingombrato da ghiaietti e gerbai larghi ed elevati, entro il quale il ramo vivo del torrente si apre facilente nuove vie, variando ad ogni piena il corso delle acque.

Dai due canali irrigui principali si diramano circa 180 Km di canali secondari, da cui hanno origine i canali terziari, aventi uno sviluppo di 152 Km, che distribuiscono l’acqua a pelo libero alle singole aziende.

Nel complesso, pertanto la rete di distribuzione è di 386,564 Km di lunghezza, con una incidenza media, sui 14.253 ettari,di 27 m per ettaro.

Cenni Storici della Diga del Molato

La Val Tidone si estende tra due gruppi di alture al confine tra le Regioni Lombardia ed Emilia Romagna, e tuttavia, da un punto di vista formale e giurisdizionale, appartiene alla provincia di Piacenza. La vallata è caratterizzata dalla presenza di numerosi corsi d’acqua, tra cui spicca, per dimensioni ed estensione, il Torrente Tidone, affluente destro del Po. Esso nasce a 900 m sul mare, sull’Appennino Piacentino-pavese e, precisamente sul versante settentrionale della Sella del Penice, da cui scende ad ampie curve con direzione media Sud-Nord, fino alla zona del Molato, proseguendo, poi, in direzione Nord-Est”

Il Torrente Tidone ha un andamento sinuoso per tutta la sua lunghezza, di circa 46 Km e segna il confine naturale tra le Regioni Lombardia ed Emilia-Romagna.

La Val Tidone è un’area geografica rimasta con spiccata caratteri agricoli e silvestri, scarsamente antropizzata. L’attività agricola è la maggior fonte di reddito per gli abitanti dei Comuni di questa zona: da Pianello a Rottofreno, passando per Borgonovo e Castel San Giovanni, si perdono a vista d’occhio distese coltivate sia in piano che in altura.

Già nei primi decenni del XX° secolo si era resa manifesta l’idea di realizzare un sistema di raccolta e regolazione delle acque nella Val Tidone per migliorare l’irrigazione a scopi agricoli

costruzione MolatoIl progetto fu redatto nel 1920 dall’Ing. Augusto Ballerio, che ne curò la Direzione Generale della costruzione, affiancato dai consulenti Prof. Ing. Arturo Danusso per la parte statica e dal Dott.Ing. Claudio Segrè per la parte geologica. Impresa Costruttrice fu l’Impresa Bonomi, Marinoni e Cavallazzi, dal 1921 al 1923; l’Impresa Riccardo Filippa di Torino dal 1923 al 1928

La Diga del Molato, situata in quella parte della Provincia di Piacenza dove la Val Tidone si apre verso la Pianura Padana, fa da sbarramento al torrente Tidone stesso, dando luogo al bacino di compensazione noto come Lago di Trebecco.

La Diga del Molato di grandioso non ha solo l’aspetto: tutta l’opera è stata condotta in modo grandioso, attraverso un sincretismo ingegneristico-storico-geografico di molteplici aspetti soprattutto tecnici ma anche sociali ed economici, che si sono delineati negli anni della sua ideazione in poi. La Diga del Molato è, infatti, frutto del particolarissimo momento storico in cui è sorta, quello del Fascismo, e della prima modernizzazione, epoca buia della politica italiana, ma molto feconda per lo sviluppo delle grandi costruzioni e delle infrastrutture nella Penisola: Essa è quindi anche il risultato delle risorse materiali ed umane di cui si disponeva in tale contesto spazio-temporale, delle caratteristiche fisiche e geologiche della Val Tidone, nonché del background di conoscenze raggiunte dall’Ingegneria Idraulica e dall’Ingegneria Strutturale negli anni della sua costruzione. La conformazione e l’aspetto attuale della Diga sono stati in buona parte determinati dalle vicende storiche che hanno influenzato il suo esercizio.

E’ una diga a gravità alleggerita, caratterizzata dalla presenza di imponenti speroni, tra i quali si sviluppano, e nei quali si impostano, voltine a tutta altezza atte a supportare la spinta dell’acqua. La facciata verso valle, caratterizzata da una sequenza di immensi vuoti, interrotti da archi in successione, risulta così altamente monumentale, ma mai eccessiva; la Diga anzi, si inserisce nel contesto vallivo con grande armonia e naturalezza, quasi fosse un’appendice spontanea delle cime appenniniche che la ospitano.

L’iter progettuale e realizzativo della Diga del Molato fu lungo e complesso: dal momento in cui venne proposta, essa rimase un progetto astratto fino al 1912, a causa dello scarso supporto politico ed economico prospettato dallo Stato.

Con l’avvento della prima guerra mondiale il progetto venne abbandonato per poi essere ripreso nel 1920, quando vennero emanate le prime leggi a favore dello sviluppo del settore delle costruzioni funzionali all’agricoltura in quanto dedicate allo stivaggio ed alla regimazione delle acque.

La costruzione ebbe poi un’improvvisa accelerazione tra il 1921 ed il 1928, in concomitanza con l’ascesa al potere del Fascismo e con gli incentivi offerti per lo sviluppo del settore delle grandi costruzioni infrastrutturali.

I lavori per la realizzazione della Diga terminarono nel 1928, anno in cui l’opera venne inaugurata e messa in funzione, con la partecipazione dell’allora Capo del Governo, Benito Mussolini.

Grazie all’emanazione della Legge Mussolini, iniziò un periodo di grande crescita per il settore dei sistemi infrastrutturali nelle zone agricole. Tra i vari tipi di interventi previsti dalla Legge sulla Bonifica Integrale, riscosse grande fortuna la realizzazione delle opere di sbarramento fluviale: esse infatti, permettevano contemporaneamente l’approvvigionamento idrico delle zone agricole e la produzione di energia elettrica, utile soprattutto nello sviluppo del settore industriale.